martedì 23 luglio 2013

Rotolando verso sud, un anno dopo

Premessa. Questo è un post popolare. Nel senso che è figlio di un vero e proprio sondaggio, che ha visto la vittoria schiacciante del "diario di viaggio enogastronomico" rispetto alle altre due proposte ("la colazione dei campioni" e "menu desertico con un pizzico di polemica") che avevo fatto ai miei likers sulla pagina Facebook. E allora, eccoci qua.

Al grido di "Il Molise invece esiste!", poco tempo fa io e Girogiò abbiamo fatto un'altra capatina in terra sannita. Il pretesto è stato un doppio concerto di El Santo, band milanese che ha pubblicato il disco di esordio un mesetto fa e di cui si dà il caso che Girogiò sia *the voice*. Gli obiettivi del viaggio molisano sono dunque stati sostanzialmente due: portare la musica di El Santo al di sotto del Po e ammazzarsi di cibo tradizionale. Con una proporzione 30% e 70%: l'obiettivo numero 1 è stato raggiunto nei primi due giorni di soggiorno, passati tra Cibbì e Termoli, mentre l'obiettivo numero 2 è stato spalmato su tutto il tempo rimanente. Inutile dire che l'ultimo giorno ero così piena di cibo che tornata a Milano ho digiunato che manco Pannella ai tempi d'oro.

Anyway, innanzitutto c'è da dire che le nostre cene si sono divise tra "graditi ritorni" e "nuove esperienze". Girogiò, infatti, ha posto come conditio sine qua non il bis ai ristoranti Torre Sinarca altresì detto La Torretta (di Termoli) e a La grotta altresì noto Da Concetta (di Campobasso) per ripetere due esperienze enogastronomiche da sogno (dice lui che è polentone) (ma anche io che sono autoctona) vissute l'estate scorsa. A differenza dell'altra volta, a 'sto giro ho guadagnato due bonus visto che il menu di Concetta prevedeva la mitica pizza e minestra e che alla Torretta sono riuscita a fotografare tutte le portate, cosa che mi fa felice doppiamente visto che c'erano un paio di novità succulente.

La sera campuasciana, Concetta ci ha dato il benvenuto con un fiore di zucca ripieno di ricotta lavorata con pomodori secchi, erbe aromatiche e (credo) capperi; il tocco di classe era un filo di miele come condimento e quello originale la non-cottura: io, per esempio, i fiori di zucca ripieni li passo 5-6 minuti al grill, magari con una spolverata di olio e pangrattato. Chi lo avrebbe mai detto che sarebbero stati così buoni e gustosi anche crudi? La cena è proseguita con pizza e minestra per tutti e poi un assaggino di cavatelli al ragù e di quadrucci con lenticchie. Per secondo, involtino di melanzana fritta alla parmigiana, pizza di patate e fegato di maiale alla brace con l'alloro. Il dolce l'ha preso solo la mutter, ma era una delizia solo a vederlo e non ho resistito a farmene una cucchiaiata: una rivisitazione del classico ricotta e pera, molto fresco, su base cioccolatosa di biscotti "cheesecake style". Da rifare.

Alla Torretta, invece, è stato il pesce il re della serata. A partire dal piatto di crudi, cui Girogiò non ha saputo resistere. Scampi, calamari, fasolari e ostriche a volontà:

*avrei una foto molto più esplicativa della bontà delle ostriche ma, Giro, ti voglio bene e quindi*

Gli antipasti sono proseguiti con i cotti, caldi e freddi, che come dicevo hanno presentato delle ghiotte novità, come un'insalatina di farro, gamberetti, moscardini, piselli, mais e aceto balsamico (sfiziosa, ma niente di straordinario) oppure una crema di cannellini con gamberetti e spigatelli saltati in padella (una vera squisitezza!). Il resto si componeva del solito piatto di lumache con balsamico e rucola, insalatina di sgombro e cipolla, insalatina di polpo e sedano, cicala gratinata e cozze formato extralarge. Ah, e poi c'era anche un pizzico di tradizione montanara, con un paio di pallotte cacio e ovo tanto per gradire.






Avendolo "bypassato" l'anno scorso, stavolta è stata l'ora del mitico brodetto alla termolese: un piatto unico che prevede spaghetti spezzati in un brodetto di pesce molto "pomodoroso" e tutti i pesci utilizzati per fare il brodetto come secondo piatto: razza, gamberi, vongole, sogliola e triglie. Girogiò era piuttosto dubbioso (lui preferisce di gran lunga un semplice pesce arrosto o al massimo all'acqua pazza e non ama i primi piatti), invece ne è rimasto folgorato!


L'ultima cena degna di nota è stata decisamente quella da RiBo, mitico ristorante in quel di Guglionesi dove non mettevo piede da quando ero una ragazzina ma che è tra i più famosi in tutto il Molise. L'esperienza da Bobo e Rita è quasi mistica: al di là dei piatti, obiettivamente gustosi e originali pur nella loro semplicità di base, sono i padroni di casa a fare la differenza. Lei, pugliese di origine, passa da un tavolo all'altro, manco fosse una sposa, per accertarsi che tutto vada bene e che i piatti siano di gradimento. Bobo Vincenzi, romagnolo trapiantato in Molise dall'età di sei anni, ha la nomea di essere un po' burbero ma in realtà, sarà l'età che avanza, l'ho trovato molto più gradevole di come dicono. Si è seduto al tavolo con noi e ha cominciato a parlarci di un sacco di cose, dal fatto che faceva dieci tipi di pane al giorno - passati a cinque sotto minaccia della moglie! - alla sua amicizia con Lucio Dalla, dalla collaborazione con la Regione per redigere un itinerario enogastronomico alla realizzazione certosina dell'amaro della casa (a base di finocchietto e 15 chicchi di caffè per ogni litro di alcool). Senza dimenticare, naturalmente, la sua fede milanista-comunista e il menu anticrisi che ha messo a punto per i suoi clienti quest'anno così difficile. Ah, e ho pure scoperto che è il nipote del mitico Tonino Guerra!

Ma passiamo ai piatti. Impossibile resistere al mix di antipasti, che qui in terronia sono un must. Bobo ce ne ha fatti assaggiare quattro: 

fiore di zucca fritto ripieno di rana pescatrice

parmigiana di alici

cartoccio di zucchine, gamberetti e provola

"cappuccio di mare", ovvero gamberetti croccanti su purè di fagioli bianchi e neri

Dopo tutto questo ben-di-dio, io mi sono "limitata" a una semplice grigliata mista di pesce... la più buona che abbia mai mangiato in vita mia! La grigliata tipica del Basso Molise è fatta con una lieve impanatura, cosa che rende gustosissimo ogni tipo di pesce, e quella di Bobo seguiva la tradizione. I calamaretti, poi, si scioglievano letteralmente in bocca: divini!


Ho finito? Quasi. Perché devo ancora assegnare il premio per il Miglior piatto di mare dell'estate 2013. Rullo di tamburi......... Signori e signore, amici e lettori, quest'anno il titolo va a Da Nicolino, ristorante termolese con vista sulla Torre Saracena dove ho mangiato la pasta alle vongole più squisita della storia delle paste alle vongole: 

cecatelli con lupini in bianco

Insomma, a conti fatti il Molise dà sempre grandi soddisfazioni. Così grandi da relegare in secondo piano finanche il viaggio della speranza del ritorno in terra lombarda...


2 commenti:

Anonimo ha detto...

sempre efficace nella descrizione dei tuoi reportage!!!
f.t.laMutter

Cuoca Pasticciona ha detto...

Ciao cara, piacere di conoscerti, mi unisco ai tuoi lettori e do un'occhiata ai tuoi post, intanto ti auguro buone vacanze e ti invito a passare anche da me!
http://ledeliziedelmulino.blogspot.it/